Distretto Ofantino dell’Ortofrutta – INTERVISTA al Presidente Capacchione
Avviato il percorso costitutivo del Distretto Ofantino dell’Ortofrutta: un progetto per il futuro del territorio
Presidente Capacchione, oggi avete presentato il progetto del Distretto Ofantino dell’Ortofrutta e avviato il percorso costitutivo. Di cosa si tratta esattamente?
Il Distretto non è semplicemente un progetto, ma una scelta strategica. Parliamo di una piattaforma territoriale che si propone di mettere insieme imprese, istituzioni e mondo della ricerca per valorizzare una delle aree più vocate della Puglia: la valle dell’Ofanto, un territorio con una straordinaria specializzazione ortofrutticola e una forte identità produttiva.
Perché far nascere questo distretto?
Perché oggi più che mai i singoli non bastano più. Le imprese hanno bisogno di: organizzarsi, fare sistema, presentarsi unite sui mercati. Questo territorio ha già tutto: competenze, imprese strutturate e prodotti riconosciuti. Quello che mancava era una regia unica, una governance capace di trasformare queste eccellenze in una strategia condivisa.
Qual è la vostra visione? Dove volete arrivare?
La visione è chiara: fare dell’area ofantina un polo di riferimento dell’ortofrutta di qualità a livello regionale e nazionale. Non vogliamo limitarci a produrre. Vogliamo organizzare la filiera, innovare, investire sulla sostenibilità, rafforzare la presenza sui mercati. In una parola: guidare il cambiamento, non subirlo.
Quali sono i punti di forza di questo progetto?
I punti di forza sono tre. In primis la Specializzazione, quello ofantino è un territorio fortemente vocato all’ortofrutta; un altro punto di forza è quello di avere una filiera completa dove vi sono già presenti ed operative, elementi quali: la produzione, la trasformazione, la logistica e la commercializzazione. Infine credo di non sbagliare individuando come ulteriore punto di forza la presenza di prodotti identitari quali: la pesca ed il percoco, il Carciofo, la Bella di Cerignola, l’Ortofrutta della fascia costiera e l’Uva da tavola. Un patrimonio riconoscibile e competitivo.
C’è chi teme una sovrapposizione con altri distretti o con sistemi DOP e IGP già esistenti. Come risponde?
Rispondo in maniera molto netta: non c’è alcuna duplicazione. Il progetto di questo Distretto è stato concepito proprio per essere diverso e complementare: è fortemente specializzato sull’ortofrutta; si concentra su produzioni identitarie non pienamente coperte da DOP/IGP, salvo casi specifici come la Bella di Cerignola; si posizionerà in modo distinto rispetto agli altri distretti pugliesi. Non entreremo in competizione. Creieremo valore aggiunto nel sistema regionale.
Quindi vede più collaborazione che competizione?
Assolutamente sì. Il Distretto vedrà la luce anche per creare sinergie con altri distretti, con i mercati urbani, con il sistema della ricerca. Oggi vince chi costruisce relazioni, non chi resta isolato.
Che ruolo avranno le imprese in questo progetto?
Centrale. Il Distretto non è della politica né delle istituzioni.
È delle imprese.
Saranno loro a costituire il nucleo promotore, a determinare le strategie, a orientare il modello operativo.
La nostra funzione è creare le condizioni.
La vera forza sarà il sistema imprenditoriale.
Nel concreto, cosa cambierà per le aziende che aderiranno?
Cambierà molto. Più forza contrattuale, una maggiore capacità di stare sui mercati, l’accesso a finanziamenti regionali, nazionali e comunitari e una capacità di innovazione su tutta la filiera.Ma soprattutto cambierà la prospettiva: da imprese singole a sistema organizzato e riconosciuto.
Parla spesso di sostenibilità e innovazione. Quanto sono centrali?
Sono centrali, ma non come slogan. Parliamo di sostenibilità misurabile, di tracciabilità, di innovazione agronomica e logistica, di qualità certificata. Il mercato oggi richiede tutto questo.
E chi non si adegua, resta indietro.
Presidente, nel suo intervento ha parlato anche di “eredità”. Cosa intende?
Intendo una cosa molto semplice. Quando si ha una responsabilità di rappresentanza, non si può lavorare solo per l’oggi.
Bisogna costruire qualcosa che resti. Questo Distretto non sarà un progetto di breve periodo. Sarà una struttura destinata a durare nel tempo. Un’eredità per il territorio, per le imprese e per le nuove generazioni.
In conclusione: perché un imprenditore dovrebbe aderire a questo progetto?
Perché oggi ha due possibilità: restare solo, frammentato, più debole oppure entrare in un sistema organizzato, competitivo e riconoscibile. Il Distretto offre: organizzazione, visione, opportunità. Non è un obbligo.
È una scelta. Ma è una di quelle scelte che possono fare la differenza tra subire il mercato e guidarlo.
Ultima domanda: è fiducioso?
Molto. Perché questo progetto non nasce sulla carta. Nasce da un territorio che ha tutte le carte in regola. Ora serve un passo in più: crederci insieme.
